Come funziona una centrale a biomasse
Le centrali elettriche a basso impatto ambientale

Biomassa 02 ott 2019

La richiesta di energia elettrica nel mondo è costantemente alta e la priorità dell’industria elettrica è quella di offrire un approvvigionamento costante. Questo genera automaticamente un’impressionante richiesta di materie prima per la produzione.

Cosa comporta questo elevato fabbisogno di materie prime?
Comporta lo sfruttamento indiscriminato e, talvolta senza regole, delle risorse del nostro pianeta, peraltro limitate. Ma non solo: gli interessi economici dietro queste necessità impellenti, fanno sì che si operi senza alcun rispetto per l’ambiente e per la natura: interi ecosistemi vengono costantemente disintegrati in nome della ricerca di materia prima da sfruttare.
In sostanza: per venire incontro ad una esigenza ormai imprescindibile, ovvero la possibilità di avere sempre energia elettrica a disposizione, stiamo sacrificando la salute del pianeta e la nostra di conseguenza.
Se a tutto questo sommiamo anche l’inquinamento generato dall’uso di queste materie prime durante il processo di produzione di energia elettrica, il disastro è perfetto.

È proprio questo il momento che stiamo vivendo.
Fortunatamente, la questione comincia ad essere sentita da una fetta della società sempre più ampia e non è più solo argomento di scambio di idee, ma è divenuta priorità di tante amministrazioni virtuose, che stanno dando il buon esempio.
In questo contesto di cambiamento si inserisce la creazione e l’utilizzo di centrali elettriche alimentate da biomasse.

Come funziona una centrale elettrica a biomasse?
Le biomasse che possono alimentare una centrale elettrica possono essere di diversi tipi: legno, materiale di scarto delle lavorazioni dell’agricoltura, del giardinaggio, della manutenzione dei boschi, scarti alimentari organici e persino letame di erbivori.
Per essere bruciato, questo materiale deve essere trattato per arrivare ad una forma utilizzabile. Quindi viene prima stoccato e poi, in base al tipo di materia organica, trattato e lavorato, in modo da ottenere un combustibile in forma di cippato.
Il cippato viene immesso nel forno per la combustione. Il calore sprigionato permette l’evaporazione dell’acqua del circuito termodinamico, dove diventa vapore e attraversa le tubazioni della caldaia.
L’acqua che circola all’interno della caldaia arriva dal serbatoio di deposito. Quest’acqua, prima di entrare nel circuito termico, passa generalmente attraverso un economizzatore, dove si preriscalda con il calore residuo dei gas di combustione uscenti dalla caldaia. Questi fumi di scarico vengono sottoposti ad un processo di riciclo attraverso il forno, al fine di ridurre la concentrazione di gas incombusti e, così, sfruttare al massimo il potere calorifico e ridurre le emissioni in atmosfera.
I gas di combustione sono quindi depurati dalle particelle in sospensione che trasportano passando attraverso un filtro apposito prima di essere immessi in atmosfera attraverso il camino.
Le particelle trattenute, unite alle ceneri della combustione, sono destinate alla discarica.
Come avviene anche nelle centrali tradizionali, il vapore generato nella caldaia si espande in una turbina a vapore, che può essere a bassa, media o alta pressione, che muove un generatore elettrico: da qui si genera energia elettrica, a cui viene alzato il valore di tensione prima di venire immessa nella rete di distribuzione.
Il vapore acqueo proveniente dalla turbina viene trasformato in liquido da un condensatore e inviato nuovamente al serbatoio di deposito.

Ecco una soluzione pratica e realizzabile per la produzione di energia elettrica green, sostenibile e a basso impatto ambientale.

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