Impianti di riscaldamento a biomasse
Guida alla scelta

Biomassa 14 mag 2019

Nell’ambito della progettazione di sistemi di riscaldamento, attualmente quelli a biomasse sono i più studiati e i più ricercati sul mercato.
Si studiano soluzioni sempre più efficienti e sempre più moderne che utilizzano la fonte di energia più antica e tradizionale dedicata al riscaldamento: la legna e vari prodotti affini e sottoprodotti.

Intanto, cosa si intende per biomasse?


Possiamo dire che sono materiali di origine organica che non hanno subito il processo di fossilizzazione e che possono essere usati come fonte di energia. Da escludere quindi i combustibili fossili, quali carbone, petrolio e gas naturale.
È una fonte di energia rinnovabile, almeno fino a quando venga sfruttata con criterio e sostenibile, in quanto non causa una crescita dei livelli di anidride carbonica nell’ambiente: la combustione di materiale legnoso produce la stessa quantità di CO2 che la pianta assorbe in fase di crescita.

Riscaldarsi e cucinare con le biomasse non è un’invenzione geniale del nostro secolo, tutt’altro: è la tradizione millenaria dell’uomo.
Durante il diciannovesimo secolo i combustibili fossili hanno cominciato ad essere utilizzati costantemente ed hanno man mano sostituito le biomasse legnose sempre di più. Siamo però giunti ad una completa inversione di tendenza in questi ultimi anni, dovuta alla nuova coscienza ambientale che fortunatamente si sta insinuando nella cultura occidentale. Infatti, i motivi che stanno spingendo il mercato verso la direzione delle biomasse sono principalmente la diminuzione della disponibilità dei combustibili fossili e i danni ambientali provocati dal loro sfruttamento e utilizzo.

Quali sono le principali biomasse disponibili



• Legna in ciocchi: è la fonte di energia più tradizionale, nel suo stato più naturale. Il suo vantaggio è il costo abbastanza basso; lo svantaggio è invece rappresentato dalla difficoltà di stoccaggio e dal fatto che camini o stufe a legna necessitano di frequenti carichi.

• Bricchette di legno: sono realizzate con scarti di lavorazione del legno compressi in forma generalmente cilindrica. Essendo molto compatte, le bricchette hanno un maggior potere calorifico rispetto alla legna in ciocchi e però costano un po’ di più.

• Cippato: è legno ridotto in scaglie da apposite macchine cippatrici. Si può ottenere da scarti di lavorazione del legno, da ramaglie o da colture a rapido accrescimento e a turno breve.

• Pellet: sono piccoli cilindri di segatura pressata e compattata ad alta pressione senza uso di colle o altre sostanze chimiche. Le principali caratteristiche di un pellet di buona qualità sono l’elevato potere calorifico, la scarsa produzione di ceneri e un bassissimo tasso di umidità.

Quali sono i principali sistemi di riscaldamento che sfruttano le biomasse



Caminetti aperti: per centinaia di anni hanno rappresentato l’unico modo di riscaldare le abitazioni. Tutt’oggi vengono ancora apprezzati, sia per la loro funzione che per il loro valore estetico. In questi camini la camera di combustione è aperta e il calore si diffonde nell’ambiente circostante per irraggiamento.

Caminetti chiusi: qui la camera di combustione è chiusa e la resa termica è nettamente superiore. L’aria calda prodotta dalla combustione non si disperde per la canna fumaria, ma viene incanalata e distribuita attraverso tubature nell’ambiente stesso dove il camino è posto o persino in stanze adiacenti. Lo svantaggio è il costo sicuramente superiore rispetto ai camini aperti, ripagato però dalla maggiore resa da un punto di vista termico.

Stufe: in base al tipo di combustione abbiamo stufe vecchie e stufe nuove. Le vecchie sono quelle tradizionali, con una semplice camera di combustione direttamente collegata alla canna fumaria e una sola presa per l’aria esterna. Le nuove, invece, hanno più prese d’aria collegate alla camera di combustione: una presa d’aria attiva la combustione primaria della legna, le altre attivano la combustione dei gas prodotti durante la combustione primaria. Ecco perché queste stufe hanno elevate rese termiche e sono poco inquinanti.

Caldaie: ne esistono molti tipi. Vediamo brevemente le loro caratteristiche. Caldaie con fiamma verso l’alto: funzionano con legna, bricchette o scarti di lavorazione di varia pezzatura; la combustione è rapida, forte all’inizio e più debole in seguito. Caldaie con fiamma orizzontale: in queste caldaie l’arrivo dell’aria utile alla combustione è controllato e la produzione del calore è più regolare. Caldaie con fiamma verso il basso: la particolarità di questo tipo di caldaie sta nel fatto che le fiamme si sviluppano al di sotto della griglia di supporto del combustibile, che si traduce in una resa migliorata rispetto alle precedenti e in una ridotta emissione di fumi e sostanze inquinanti. Caldaie a tiraggio forzato: il funzionamento è quello delle caldaie con fiamma verso il basso, ma sono in più dotate di un ventilatore che serve ad incrementare l’aria che attiva la combustione, aumentandone la resa.

Caldaie a gassificazione: sono caldaie in cui la combustione è realizzata in tre ambienti diversi ed è ottenuta con processi di gassificazione della legna. La resa è molto elevata.

Caldaie a cippato o a pellet: sono caldaie automatizzate. La combustione avviene su bruciatori a griglia alimentati in continuo da un meccanismo a vite senza fine, regolato da un sistema elettronico in base ai valori impostati.

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